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Cartilagine: che cos'è, perché si consuma e se si rigenera

Redazione Vivere in Movimento Aggiornato 6 settembre 2026 25 min di lettura 28 fonti

La cartilagine articolare è lo strato liscio che riveste le estremità delle ossa dentro un'articolazione e le fa scorrere quasi senza attrito. Quando si assottiglia non torna com'era: nessun farmaco e nessun integratore riporta indietro il danno già avvenuto. Quello che si può cambiare è il carico che le arriva addosso — peso, movimento, forza muscolare — e su dolore e funzione questo cambia parecchio.

Chi arriva su questa pagina di solito ha già in mano una scatola di compresse o sta per comprarla. Che cosa hanno misurato davvero gli studi su glucosamina, condroitina e collagene lo trovi nella pagina che mette le prove di ogni sostanza in fila: qui parliamo del tessuto, non dei prodotti.

Che cos'è la cartilagine e a che cosa serve

La cartilagine articolare è un tessuto di rivestimento: copre la parte dell'osso che entra in contatto con l'altro osso e rende quel contatto scorrevole. Non è un cuscinetto morbido come una spugna, è una superficie dura e levigata.

Fa due lavori insieme. Distribuisce il carico su una superficie più ampia, così la pressione non si concentra in un punto solo. E riduce l'attrito, perché due superfici lisce scivolano l'una sull'altra invece di grattare.

Nel corpo la cartilagine non è una sola: ne esistono tre tipi, e quello delle articolazioni è la cartilagine ialina, il più diffuso (StatPearls, Histology, Chondrocytes).

Tipo di cartilagine Dove si trova
Ialina dentro le articolazioni; è il tipo più diffuso ed è quello che si consuma nell'artrosi
Fibrosa (fibrocartilagine) fa parte del disco intervertebrale
Elastica per esempio nelle tube di Eustachio

Quando si legge «cartilagine del ginocchio consumata», quindi, si parla di cartilagine ialina articolare. La distinzione conta anche in chirurgia: alcuni interventi non ricostruiscono cartilagine ialina, ma fanno crescere fibrocartilagine, cioè un tessuto diverso e meno adatto al carico.

Quando quello strato si assottiglia, il gioco cambia: l'osso sotto riceve più pressione, l'articolazione lavora peggio e compare il dolore sotto carico. Questo processo, quando diventa una malattia con sintomi, si chiama artrosi: sintomi, forme e diagnosi stanno nella pagina generale della malattia.

Un dettaglio che sorprende: quanto è consumata la cartilagine e quanto fa male non vanno di pari passo. L'artrosi visibile sulla radiografia è almeno il doppio più frequente di quella che dà sintomi — negli Stati Uniti si stima che l'80% delle persone oltre i 65 anni abbia segni radiografici di artrosi, ma che solo il 60% di questo gruppo abbia disturbi (StatPearls, Osteoarthritis). Per questo un'alterazione sulla lastra non dimostra ancora di essere la causa del dolore che senti.

Perché la cartilagine ripara così male

La cartilagine non ha vasi sanguigni propri: è un tessuto avascolare, e non contiene nemmeno nervi. Le cellule che la mantengono, i condrociti, ricevono il nutrimento per diffusione dall'ambiente che le circonda — il liquido sinoviale dentro l'articolazione — e non dal sangue come quasi tutti gli altri tessuti del corpo (StatPearls, Anatomy, Cartilage).

Da qui viene il resto. Senza flusso sanguigno una lesione della cartilagine ci mette moltissimo a guarire, e gli autori indicano proprio questo come la ragione principale. Nutrirsi per via indiretta vuol dire anche rinnovare la matrice con lentezza e ripararla poco. Nemmeno la membrana che avvolge il tessuto se la cava bene nel rigenerarlo.

Poi c'è il limite cellulare. Nella cartilagine le cellule si dividono pochissimo: passata la formazione iniziale del tessuto, dimensione e massa non cambiano più in modo significativo. Manca la riserva di cellule che hanno la pelle o l'osso.

Un dato, però, ribalta l'idea del riposo. Le forze di compressione che agiscono regolarmente sulla cartilagine aumentano la diffusione dei nutrienti: il carico, entro misura, è la pompa che la nutre, e l'immobilità gliela toglie. Ecco perché «riposo assoluto» non è un buon consiglio, ed ecco perché il movimento sta nella prima riga di tutte le linee guida sull'artrosi.

La cartilagine si può rigenerare?

La cartilagine consumata non si ricostruisce da sola come nuova, e a oggi non esiste una cura che riporti indietro il danno strutturale. Il servizio sanitario britannico lo scrive in modo netto per l'artrosi: non c'è una cura, e i trattamenti servono a ridurre i sintomi e a mantenere la funzione (NHS).

Nella stessa pagina c'è però la seconda metà della frase, che quasi nessuno cita: la condizione non peggiora necessariamente con il tempo. Le due frasi insieme danno la misura giusta delle aspettative: non «si rigenera», non «è finita».

E i prodotti che promettono il contrario? In Italia la regola è scritta: un integratore non può essere presentato come qualcosa che previene, cura o fa guarire una malattia, e il divieto vale per il testo, per il nome commerciale e per i disegni sulla confezione (Ministero della Salute). La frase «rigenera la cartilagine» su una scatola non è un vanto: è una irregolarità.

C'è di più, ed è un dato pubblico che si può controllare. Nel registro europeo delle indicazioni sulla salute non esiste nessuna indicazione autorizzata su articolazioni o cartilagine per glucosamina, condroitina, collagene, curcuma o MSM. Due richieste specifiche sulla glucosamina — una sulla protezione della cartilagine sotto carico eccessivo, l'altra sul mantenimento della cartilagine normale — sono state respinte con un regolamento della Commissione per prove scientifiche insufficienti (Regolamento UE 1066/2013).

Perché si consuma la cartilagine

L'usura nasce dall'incontro fra il carico che l'articolazione riceve e la capacità del tessuto di reggerlo. I medici distinguono due grandi gruppi (StatPearls):

  • Artrosi primaria — è la forma più comune e viene diagnosticata quando non c'è un trauma o una malattia che l'abbia provocata. Restano i fattori di rischio generali: età, sesso femminile, obesità, forma dell'articolazione, debolezza muscolare, lavori e sport che caricano l'articolazione.
  • Artrosi secondaria — parte da un'anomalia articolare già presente: un trauma, una malformazione congenita, un'artrite infiammatoria, un'infezione dell'articolazione, una necrosi avascolare, un disturbo metabolico come l'emocromatosi.

Il ginocchio è l'articolazione dove il problema si vede più spesso: nel mondo l'artrosi del ginocchio riguarda il 22,9% delle persone dopo i 40 anni, ed è circa 1,69 volte più frequente nelle donne (revisione sistematica con metanalisi). Se il tuo problema è già il ginocchio con una diagnosi, il percorso specifico — esami, terapie, protesi — è in gonartrosi passo per passo.

Il peso conta, ma non solo per il motivo che immagini. L'obesità è un fattore di rischio maggiore per l'artrosi sia nelle articolazioni che portano il peso del corpo sia in quelle che non lo portano, ed è associata a uno stato di infiammazione di basso grado e a concentrazioni più alte di acidi grassi saturi nel sangue (Sekar et al., Journal of Cellular Biochemistry 2017). Il grasso non è solo un peso da portare, è anche un tessuto che parla al resto del corpo.

Come si vede quanto si è consumata

La cartilagine non si vede direttamente sulla radiografia: il radiologo guarda lo spazio fra le ossa, e se quello spazio si è ridotto vuol dire che lo strato in mezzo è più sottile. Il risultato viene classificato con la scala di Kellgren-Lawrence, cinque gradi da 0 a 4 (Kellgren e Lawrence, Annals of the Rheumatic Diseases 1957).

Grado Che cosa si vede sulla lastra
0 Nessun segno di artrosi
1 Dubbio: spazio forse ridotto, forse un piccolo osteofita iniziale
2 Osteofiti chiari, spazio articolare leggermente ridotto
3 Più osteofiti, spazio nettamente ridotto, possibile sclerosi dell'osso
4 Spazio molto ridotto, osteofiti grandi, osso deformato

Il grado descrive l'immagine, non il dolore: la decisione terapeutica la prende il medico sulla persona che ha davanti.

La risonanza magnetica guarda i tessuti molli e non solo lo spazio fra le ossa. Per l'edema osseo — l'alterazione del midollo dentro l'osso che spesso accompagna il dolore al ginocchio — è l'esame di riferimento proprio perché la radiografia in quei casi può risultare povera di segni, e la diagnosi con i soli sintomi è difficile (Villari et al., Archives of Orthopaedic and Trauma Surgery 2024). Non è però un esame da chiedere per curiosità: serve quando il risultato cambia una decisione.

E il rumore? Il ginocchio che scrocchia spaventa perché sembra la prova di un danno alla cartilagine o al menisco: è il timore che le persone portano ai consulti online (Medicitalia). Quello che conta è se insieme al rumore ci sono dolore, gonfiore o blocco.

Quando il dolore all'articolazione non aspetta

Un'articolazione calda, rossa e gonfia, con dolore forte e movimento impedito, soprattutto se non c'è stato un trauma, va trattata come una possibile infezione dentro l'articolazione — l'artrite settica — fino a prova contraria. Si va in pronto soccorso (NHS).

Vale lo stesso per la febbre sopra 38 °C insieme a dolore e gonfiore che crescono in fretta: l'articolazione può essere danneggiata in pochi giorni.

Da far vedere a un medico entro uno o due giorni:

  • gonfiore forte e improvviso senza una causa evidente;
  • gamba che non regge il peso o articolazione che non si muove;
  • dolore di notte insieme a un calo di peso non spiegato;
  • rigidità al mattino che dura oltre 30–60 minuti, quadro che fa pensare a una causa infiammatoria e va valutato dal reumatologo.

In tutte queste situazioni l'integratore non è la domanda giusta.

Che cosa cambia davvero lo stato dell'articolazione

Nessun intervento fa ricrescere la cartilagine. Ma due cose hanno prove solide su dolore e funzione, costano poco e nessuno le vende: il movimento e il peso.

Movimento. Una revisione sistematica sull'artrosi del ginocchio ha misurato dimensioni dell'effetto di 0,52 sul dolore e 0,46 sulla disabilità per la camminata aerobica, e di 0,39 e 0,32 per il rinforzo del quadricipite (Roddy, Zhang, Doherty, Annals of the Rheumatic Diseases 2005). Sono numeri paragonabili a quelli di molti trattamenti farmacologici.

Peso. In uno studio di 18 mesi su 142 adulti anziani in sovrappeso con artrosi del ginocchio, l'analisi tridimensionale del cammino ha mostrato che ogni chilogrammo perso corrispondeva a circa 4 kg di carico in meno sul ginocchio a ogni passo (Messier et al., Arthritis & Rheumatism 2005). Su dieci chili la differenza non è teorica.

Sul rischio di ammalarsi, i dati dello studio di Framingham indicano che una perdita di 5,1 kg dimezza il rischio di sviluppare artrosi del ginocchio nelle donne in dieci anni di osservazione (Huffman et al., The Journal of Rheumatology 2024).

Le linee guida internazionali mettono esercizio, controllo del peso ed educazione del paziente fra i trattamenti di base per tutti (OARSI 2019). Non come contorno: come prima terapia.

Cosa mangiare per la cartilagine

Nessun alimento ricostruisce la cartilagine, e mangiare cartilagine o collagene non equivale a depositarne nell'articolazione. Quello che la ricerca ha misurato è un'altra cosa: l'effetto della dieta sul dolore.

Una metanalisi di studi randomizzati del 2025 ha raccolto 9 studi e 898 partecipanti con artrosi. Le diete ipocaloriche hanno mostrato un effetto grande e significativo sul dolore (SMD −0,85), mentre la dieta mediterranea e le diete a basso contenuto di grassi, prese come modelli in sé, non hanno dato un miglioramento significativo (Asadi et al., European Journal of Clinical Nutrition 2025).

Detta senza giri di parole: conta il deficit calorico che porta a perdere peso, non l'elenco dei cibi «antinfiammatori». Anche le società scientifiche non propongono una dieta antinfiammatoria con divieti precisi come metodo che modifica l'artrosi, ma il controllo del peso (revisione 2025 «Diet in Knee Osteoarthritis»).

Integratori per la cartilagine: che cosa hanno misurato gli studi

Qui il punto è uno solo. Gli studi sugli integratori misurano quasi sempre dolore, rigidità e funzione, non lo spessore della cartilagine: anche quando il risultato è positivo, non è una prova di rigenerazione.

Il collagene è l'esempio più chiaro. Una metanalisi su 4 studi randomizzati e 507 pazienti con artrosi del ginocchio, con dosi da 2 a 10 g al giorno, ha trovato una riduzione significativa del dolore (SMD −0,58; intervallo di confidenza 95% da −0,98 a −0,18), con qualità delle prove giudicata moderata dagli autori — che però segnalano un rischio di bias alto in tutti e quattro gli studi inclusi (Lin et al., Journal of Orthopaedic Surgery and Research 2023). Il collagene di tipo II non denaturato, 40 mg al giorno per 180 giorni, ha ridotto il punteggio WOMAC rispetto al placebo in uno studio multicentrico (studio randomizzato). Sono risultati sul sintomo. Le due forme hanno meccanismi e dosi diverse, e il confronto sta nella pagina sul collagene, tipo per tipo.

Glucosamina e condroitina. Sul loro conto le società scientifiche non sono d'accordo: OARSI e l'American College of Rheumatology raccomandano contro l'uso nell'artrosi del ginocchio per mancanza di efficacia dimostrata (ACR/AF 2019), la Società Italiana di Reumatologia parla di possibile beneficio sui sintomi ma di effetti strutturali che «restano da definire», e suggerisce di sospendere se entro sei mesi non si vede nulla (SIR 2019). Nessuna delle due posizioni riguarda la ricostruzione del tessuto: la differenza fra le forme di sale e il dettaglio delle linee guida stanno nella pagina su questa molecola.

Vitamina D. Qui c'è uno dei pochi studi che ha misurato davvero il tessuto, non solo il sintomo. Uno studio randomizzato in doppio cieco su 413 persone con artrosi del ginocchio e livelli bassi di vitamina D ha confrontato per due anni vitamina D3 (50 000 UI al mese) e placebo, misurando con la risonanza il volume della cartilagine tibiale: nessuna differenza significativa né sul volume della cartilagine né sul punteggio WOMAC del dolore (Jin et al., JAMA 2016). Gli autori concludono che questi risultati non sostengono l'uso della vitamina D per prevenire la perdita di cartilagine tibiale.

Infiltrazioni: acido ialuronico e PRP

Le iniezioni dentro l'articolazione vanno guardate con lo stesso metro degli integratori: che cosa è stato misurato, su quante persone, con che qualità di studi. Nessuna delle due tecniche più usate ha dimostrato di ricostruire lo strato di cartilagine.

Acido ialuronico iniettato (viscosupplementazione). Il quadro è più maturo e più freddo di quanto dicano le brochure. Una revisione sistematica con metanalisi pubblicata sul BMJ nel 2022 ha raccolto 169 studi su 21 163 partecipanti randomizzati; l'analisi principale sul dolore, basata sui 24 studi grandi controllati con placebo e su 8 997 partecipanti, ha trovato una riduzione del dolore piccola (SMD −0,08), pari a 2,0 mm su una scala del dolore di 100 mm, con l'intervallo di confidenza che esclude la differenza minima clinicamente importante (Pereira et al., BMJ 2022). In parole povere: un effetto che il paziente non sente. Nella stessa analisi, su 15 studi con placebo e 6 462 partecipanti, la viscosupplementazione è risultata associata a un rischio più alto di eventi avversi seri rispetto al placebo (rischio relativo 1,49).

PRP (plasma ricco di piastrine). Qui servono due informazioni insieme: che cosa dicono gli studi e quanto valgono quegli studi. Una revisione delle revisioni ha esaminato 29 fra revisioni sistematiche e metanalisi sul PRP nell'artrosi del ginocchio pubblicate fra il 2016 e il 2024: molte riportano risultati favorevoli al PRP, ma la qualità metodologica è stata giudicata criticamente bassa in 26 casi su 29 e bassa negli altri 3, con forte sovrapposizione degli studi inclusi e risultati incoerenti da una revisione all'altra (overview delle revisioni sistematiche, 2025). Una metanalisi del 2025 su 6 studi randomizzati di buona qualità e 1 162 pazienti con artrosi del ginocchio da lieve a moderata ha misurato una riduzione moderata del dolore (SMD −0,32) e un miglioramento della funzione (SMD −0,28) a 6 e 12 mesi, senza però dimostrare un miglioramento strutturale a lungo termine; gli autori scrivono che i risultati non sono uniformemente superiori al placebo (metanalisi 2025).

Una parte della confusione nasce dal prodotto: il PRP non è standardizzato — cambiano contenuto di globuli bianchi, concentrazione di piastrine, protocolli di attivazione e numero di iniezioni, così due studi con lo stesso nome possono aver iniettato due cose diverse.

Questo non significa che nessuno debba farle. Significa che vanno proposte come tentativo sintomatico, con aspettative dichiarate e un rapporto costo-beneficio esplicito, non come ricostruzione del tessuto.

Prima di prenotare, chiedi al CUP se la procedura è in regime SSN o solo in intramoenia, se il farmaco è compreso nel prezzo e quale ticket si applica. In privato un'infiltrazione di acido ialuronico costa orientativamente 100–300 € a seduta secondo i listini delle strutture: non esiste una tariffa nazionale.

Si può ricostruire la cartilagine con la chirurgia?

La chirurgia sa riparare un difetto delimitato della cartilagine. Non è la stessa cosa che far ricrescere lo strato consumato di tutta l'articolazione. Le tecniche di riparazione valgono per lesioni circoscritte, non per l'artrosi diffusa, e a scegliere è l'ortopedico: contano dimensione e profondità del difetto, età e attività della persona.

Microfratture. Usate storicamente per i difetti più piccoli: si perforano piccoli fori nell'osso sotto il difetto per far arrivare le cellule del midollo. Il tessuto che si forma però è fibrocartilagine, non cartilagine ialina, e regge peggio il carico ripetuto e la compressione, con conseguenze sull'articolazione nel tempo (StatPearls, Osteochondral Autograft Transplantation). Sul lungo periodo i numeri lo confermano. Per difetti di 2–4 cm², a un follow-up medio di dieci anni o più, la progressione dell'artrosi è stata osservata nel 40–48% dei pazienti; i fallimenti e i reinterventi vanno dal 2,9% al 41%, il ritorno allo sport riguarda il 17,2–20%. E più il follow-up si allunga, più i risultati peggiorano (revisione sistematica, Journal of Experimental Orthopaedics 2024).

Mosaicoplastica (trapianto osteocondrale autologo). Si prelevano cilindri di osso e cartilagine da una zona che non porta carico e si trasferiscono nel difetto. È indicata per lesioni a tutto spessore di circa 1–2,5 cm di diametro. Eseguita correttamente dà un risultato positivo nel 72% dei pazienti a dieci anni e produce meno fibrocartilagine rispetto alle microfratture. Il prezzo da pagare è la zona donatrice: sanguinamento dopo l'intervento e dolore nel punto del prelievo restano un problema riconosciuto.

ACI e MACI. Si coltivano in laboratorio i condrociti del paziente e li si impianta nel difetto. È una strada più impegnativa, e resta un'opzione per le lesioni più estese. La versione su membrana di collagene (MACI) ha ricevuto l'approvazione della FDA nel dicembre 2016 per i difetti sintomatici della cartilagine articolare del ginocchio nell'adulto, con o senza coinvolgimento dell'osso.

Quando la terapia conservativa e la chirurgia della cartilagine non bastano più resta la protesi, che però è un'altra cosa: sostituisce l'articolazione, non la ripara. Il percorso, con i numeri italiani, è nella pagina sull'artrosi del ginocchio.

Nemmeno in sala operatoria, quindi, la cartilagine torna «come nuova». E il metodo più diffuso ed economico è proprio quello con i dati a dieci anni peggiori sui difetti medio-grandi: una capsula o un gel promettono ciò che la chirurgia non garantisce.

Che cosa fa questa pagina e che cosa non fa

Sotto questo titolo stanno il tessuto e i suoi limiti: com'è fatta la cartilagine, perché ripara così male, che cosa la logora, come si misura il consumo su una lastra e che cosa hanno effettivamente misurato gli studi su integratori, dieta, infiltrazioni e chirurgia.

Manca la parte clinica, e manca per forza. Fisioterapia, farmaco, infiltrazione o intervento: la scelta la fa chi ti visita, perché dipende dalla tua storia e da come stai in questo momento.

Perché non promettiamo la rigenerazione della cartilagine

Una prova solida non c'è. Le società scientifiche parlano di effetti sui sintomi; il regolatore europeo ha bocciato proprio le richieste che riguardavano il mantenimento e la protezione della cartilagine; l'unico studio citato in questa pagina che ha misurato il volume del tessuto non ha trovato differenze.

«Rigenera la cartilagine», su una confezione o in una pubblicità, è una frase che la letteratura di oggi non autorizza, e in Italia infrange anche una regola sulle etichette. Meglio perdere un clic e riportare che cosa gli studi hanno misurato davvero: su questo tema le promesse si pagano in soldi e in tempo perso.

Cartilagine: i numeri che servono per capire

0
indicazioni sulla salute autorizzate nell'UE per articolazioni e cartilagine
1 kg
di peso in meno ≈ 4 kg di carico in meno sul ginocchio a ogni passo
0–4
i gradi della scala Kellgren-Lawrence che il radiologo usa sulla lastra
−0,58
l'effetto del collagene idrolizzato sul dolore in metanalisi (non sulla cartilagine)
40–48%
i pazienti con progressione dell'artrosi dieci anni dopo le microfratture
6 mesi
il tempo oltre il quale la reumatologia italiana suggerisce di sospendere un condroprotettore senza benefici

Fonti utilizzate 30


Autore: Redazione Vivere in Movimento Pubblicato: 5 settembre 2026 · Ultimo aggiornamento: 5 settembre 2026

Nota di salute. Questa pagina raccoglie studi, linee guida e norme europee. Non sostituisce la visita del medico e non contiene una terapia personalizzata.

Marchi citati. Ogni nome commerciale che compare in questa pagina resta di proprietà di chi lo ha depositato. Non abbiamo rapporti con chi produce o distribuisce quei prodotti.

Domande frequenti

La cartilagine si rigenera da sola?

No, non come nuova: il danno strutturale già avvenuto non viene riportato indietro. Il motivo è nel tessuto stesso: la cartilagine non ha vasi sanguigni, si nutre per diffusione dal liquido dentro l'articolazione e la divisione delle sue cellule è minima — la mancanza di flusso sanguigno è la ragione principale per cui le sue lesioni guariscono lentamente e male (StatPearls). Per l'artrosi non esiste una cura, e i trattamenti mirano a ridurre i sintomi e a mantenere la funzione; la stessa fonte precisa però che la condizione non peggiora necessariamente con il tempo (NHS).

Come rigenerare le cartilagini in modo naturale?

Non esiste un metodo naturale che dimostri di far ricrescere la cartilagine. Quello che ha prove è ridurre il carico e migliorare la funzione: attività fisica regolare, rinforzo muscolare e perdita di peso quando c'è un eccesso. Nella ricerca la camminata aerobica ha mostrato un effetto di 0,52 sul dolore (Roddy 2005) e ogni chilo perso vale circa 4 kg di carico in meno sul ginocchio a ogni passo (Messier 2005).

Esiste un gel che rigenera la cartilagine?

Nessun prodotto da banco, gel o crema, ha dimostrato di rigenerare la cartilagine, e un integratore o un cosmetico non può essere presentato come qualcosa che cura una malattia. Anche le tecniche iniettive studiate in ambito medico misurano il sintomo, non il tessuto: per il PRP una metanalisi del 2025 su 1 162 pazienti ha trovato una riduzione moderata del dolore (SMD −0,32) senza miglioramento strutturale a lungo termine, e la qualità delle revisioni disponibili è stata giudicata criticamente bassa in 26 casi su 29.

Si può ricostruire la cartilagine del ginocchio con un intervento?

Si può riparare un difetto delimitato, non ricostruire lo strato di tutta l'articolazione. Le microfratture fanno crescere fibrocartilagine, un tessuto che regge peggio il carico: su difetti di 2–4 cm² la progressione dell'artrosi a dieci anni riguarda il 40–48% dei pazienti. La mosaicoplastica, per lesioni di circa 1–2,5 cm, dà un risultato positivo nel 72% dei casi a dieci anni, al prezzo del danno nella zona da cui si preleva il tessuto. ACI e MACI coltivano i condrociti del paziente per lesioni più estese. La scelta è dell'ortopedico, sulla base di dimensione e sede del difetto, età e attività.

Che cos'è la cartilagine ialina?

È il tipo di cartilagine più diffuso nel corpo ed è quello presente dentro le articolazioni: lo strato liscio che riveste le estremità delle ossa e che si assottiglia nell'artrosi. Gli altri due tipi sono la cartilagine fibrosa, che fa parte del disco intervertebrale, e la cartilagine elastica, presente per esempio nelle tube di Eustachio.

Che cosa significa «cartilagine del ginocchio consumata»?

È il modo comune di dire che lo strato di cartilagine si è assottigliato e che sulla radiografia lo spazio fra femore e tibia si è ridotto. Il radiologo lo traduce in un grado da 0 a 4 della scala Kellgren-Lawrence. Il grado non corrisponde al dolore che senti: si può avere un grado alto con pochi sintomi e viceversa.

Perché si consuma la cartilagine del ginocchio?

Perché il carico che riceve supera nel tempo quello che il tessuto regge, e il tessuto ripara male. Nella forma primaria non c'è un trauma o una malattia che l'ha causata e pesano età, sesso femminile, obesità, forma dell'articolazione e debolezza muscolare; nella forma secondaria c'è un'anomalia nota, come un vecchio trauma o una malformazione. L'obesità agisce anche per via metabolica: il legame con l'artrosi si osserva pure nelle articolazioni che non portano il peso.